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SguardoVerde

domenica, 18 maggio 2008

Vino rosso e granita di gelsi

Se sapessi in quale scatolone sia finito il cavatappi, ecco, ora aprirei la bottiglia di rosso nascosta in cucina. Poi scriverei una di quelle lettere prive di giri di parole che sarei così sbronza da inviare, con tanto di firma. Sarebbe di consolazione per le amiche che soffrono di un dolore senza soluzione. Sarebbe di scherno per gli amici che si prendono troppo sul serio. Sarebbe di rimprovero per quelli che mi hanno lasciato andare via, e di ringraziamento per quelli che mi hanno accolto. In questa lettera qualunquista e surreale ci sarebbe posto anche per il principe di Salina. E' lui che, in giorni piovosi e claustrofobici come quelli appena passati, ritorna a popolare i miei sogni. Prima che siano le sette e un quarto (e che il bambino che abita al piano di sopra mi svegli urlando o giocando a palla sulla mia testa) noi mangiamo insieme una granita di gelsi a Mondello, in silenzio e senza macchiarci.
partorito dalla mente perversa di mimidef alle 20:14 | link | commenti (10)
casa, nonsense, sogni, milan, palermo, sdrammatizziamo, trasloco


giovedì, 31 gennaio 2008

Come sopravvivere agli addii

Funziona che esci per strada, hai voglia di chiamare qualcuno e l'unico numero che vorresti comporre è quello che non hai in rubrica. All'incirca funziona come per tutti i desideri e Dio solo sa quanto vorrei essere accondiscendente, facilmente accontentabile e per nulla irrequieta. Ma soffro di sindrome dell'abbandono e quando torno a casa, che fuori è buio da un pezzo e i camioncini dei panini mi fanno compagnia, mi chiedo se avrò la forza di chiudere tre anni in scatole di cartone e continuare da sola ad avere a che fare con questa città. Come se non fosse successo niente, come se non fosse vero che qui sei sempre importante ma mai indispensabile. Qui le persone sono intercambiabili come i pezzi di un rasoio scadente e quelle preziose, chissà perché, trovano sempre il modo di svignarsela. Per chi resta c'è ancora l'insensatezza di un bus sempre in anticipo e l'odore surreale di plastica e ammoniaca nei corridoi semi deserti. Oggi, però, non voglio pensarci. Mi piacerebbe fare le parole crociate da mia nonna e sentire i soliti discorsi inutili fatti di badanti, nozze di riparazione, cugini scemi e zie invidiose. E invece sto qui, a sperare che distanza non significhi separazione. A pensare e pazienza se nessuno può capire che ogni tanto si può volere bene, e un po' morire.
partorito dalla mente perversa di mimidef alle 01:19 | link | commenti (37)
cuore, nonsense, milan, giornalismo, palermo, distanza


mercoledì, 13 giugno 2007

Inaspettatamente

Può sembrare ingenuo ma non so, davvero non so quando sia cominciata questa paura di dare un nome alle cose. So invece che in questa scaramanzia dei sentimenti, che affligge in forma più o meno grave tutte le persone che conosco, è regola fondamentale non dare nulla per scontato. Qui, dove la vita scorre quasi sempre allo stesso modo, mi trovo inaspettatamente a dare un giusto peso alle cose. Ai silenzi. Ai viaggi in macchina mentre dormi o fai solo finta e ti senti a casa, fosse anche perché non hai alcun bisogno di scappare.
partorito dalla mente perversa di mimidef alle 00:14 | link | commenti (7)
cuore, palermo


lunedì, 19 marzo 2007

Cosa? Casa

Nostalgia della lettiera sparsa sul parquet perché questa comunque è una casa vuota, senza niente da dire se non il rumore assordante di un martello sul muro. Buchi nella parete e calcinacci sul piumone nuovo, muratori imbranati che disturbano il mio coma vigile da fine settimana. Un divano coi braccioli scorticati da artigli puntuti, la libertà di occupare il posto ambito, quello vicino alla tivvù, e improvvisamente non averne voglia. Fa freddo in questa casa gigante e vuota. Cucino per me sola, mangio in piedi, rubo i pinoli da una piccola confezione, guardo un reality di tatuatori. Mi avvolgo nel plaid che non scalda mai abbastanza, ricoprendomi in compenso il maglione nero di fili di lana e di peli tigrati di gatto.
partorito dalla mente perversa di mimidef alle 22:52 | link | commenti (7)
palermo


mercoledì, 14 marzo 2007

Come un tonno in scatola

Tanto lo so già cosa direbbe mia madre, a vedermi mangiare il tonno in scatola direttamente dalla scatola. “Mangia sistemata”. (Sistemata: aggettivo di cui le madri e le nonne panormite amano abusare per disintegrare autostima e pazienza delle rispettive figlie e nipoti). E lo direbbe con il suo tono più famoso, quello in bilico tra lamento e rassegnazione. Se poi ci fosse mio padre, inorridirebbe al vedere che il tonno in questione è al naturale, pescato probabilmente in Spagna o Marocco, ché lui solo Coalma coll’olio d’oliva. Sennò niente. “Una scatola di tonno all’olio la vuoi?” mi dice ogni volta che faccio i bagagli. “Amunì che queste di vetro a Milano non le trovi”. E via a infilare in mezzo a calze e mutande le solite buatte di tonno all’olio. Ma a Milano, di olio nel tonno non ce ne deve essere. Di zucchero nel caffè, figurarsi. Però il bello è che da quassù la mia città sembra bellissima. E quindi non stupitevi se io ci ritorno tra due giorni, con l’entusiasmo di chi per una volta non pensa a cassonetti sventrati, doppie file, autobus scassati e le facce, sempre le stesse, che sfilano di sera davanti alla tua birra.

partorito dalla mente perversa di mimidef alle 00:07 | link | commenti (17)
milan, palermo





Cialtronerie in salsa neo romantica