hit counter html code


SguardoVerde

domenica, 18 maggio 2008

Vino rosso e granita di gelsi

Se sapessi in quale scatolone sia finito il cavatappi, ecco, ora aprirei la bottiglia di rosso nascosta in cucina. Poi scriverei una di quelle lettere prive di giri di parole che sarei così sbronza da inviare, con tanto di firma. Sarebbe di consolazione per le amiche che soffrono di un dolore senza soluzione. Sarebbe di scherno per gli amici che si prendono troppo sul serio. Sarebbe di rimprovero per quelli che mi hanno lasciato andare via, e di ringraziamento per quelli che mi hanno accolto. In questa lettera qualunquista e surreale ci sarebbe posto anche per il principe di Salina. E' lui che, in giorni piovosi e claustrofobici come quelli appena passati, ritorna a popolare i miei sogni. Prima che siano le sette e un quarto (e che il bambino che abita al piano di sopra mi svegli urlando o giocando a palla sulla mia testa) noi mangiamo insieme una granita di gelsi a Mondello, in silenzio e senza macchiarci.
partorito dalla mente perversa di mimidef alle 20:14 | link | commenti (10)
casa, nonsense, sogni, milan, palermo, sdrammatizziamo, trasloco


giovedì, 21 febbraio 2008

Il principe di Salina

Le palpebre, incollate. Dietro un mare di inquietudine e insensatezza. Perché è il momento in cui la fantasia onirica si confonde con le cose fatte di carne, sangue, vetro e plastica e pattume. Le cose vere, insomma. Il fatto è che mi sveglio senza la solita tachicardia, forse perché fino a qualche minuto prima lui era seduto sul sedile anteriore del taxi. E' il fratello del conducente e io passeggera accanto a una suora-giornalista. "L'esame non l'ho passato", mi dice piano. E subito penso quanto è gentile, questo che contemporaneamente è e non è l'ex fidanzato di una mia amica. Forse perché hanno lo stesso taglio di capelli. Succede che io e la suora arriviamo a destinazione, ma si tratta della casa del mio compagno di scuola delle elementari, quello che abita vicino all'aeroporto di Punta Raisi. Gli amici ammiccano quando ci vedono passare, poi improvvisamente vanno tutti a prendere qualcosa in cucina. "Voglio essere abbracciato", mi dice il fratello del tassista, che si rivela poi essere il principe di Salina. Ma il sogno dev'essere diventato troppo stucchevole, perché improvvisamente io rido e interrompendolo gli chiedo: "dove diavolo sei stato per tutto questo tempo?".

partorito dalla mente perversa di mimidef alle 21:41 | link | commenti (23)
nonsense, sogni


domenica, 10 febbraio 2008

Di magliette cadute e attese infinite

Ho aperto in pigiama al vicino del piano di sopra che gli è caduta la maglietta sul mio stendipanni e per poco non morivo di vergogna perché chi se lo aspettava dopo tre anni un vicino coetaneo e belloccio? Non io, non adesso. Non lo so, c'è questo spiraglio di passato che a lasciarlo passare ci sto male, e c'è questo peso nel petto di chi dice troppo spesso massì che va tutto bene. Che fai, dubiti? La verità è che siamo qui, aspettiamo, facciamo cose, mandiamo messaggi salvo poi pentircene, prendiamo treni, ci sporchiamo colla salsa del kebab, aspettiamo e aspettiamo e aspettiamo ancora. Io, per esempio, aspetto di imparare a guidare, di trovare un letto col contenitore e due gatti e qualcuno che mi voglia così bene da accollarsi uno stress da trasloco, me, i miei scatoloni e qualche centinaio di mobili ichea da montare. Ma c'è anche chi aspetta di sapere cosa ne sarà della sua vita e dei suoi calzini dispersi nell'altro emisfero. C'è chi aspetta il disamore come si agognerebbe una promessa di eterna fedeltà. C'è chi aspetta di crescere, chi aspetta l'autobus, chi aspetta un esame. I più aspettano che passi, ma sono tristi. A me piacciono quelli che non sanno aspettare e ti chiamano in anticipo e pazienza se non è ancora mezzanotte e allora auguri lo stesso, ti voglio bene.
partorito dalla mente perversa di mimidef alle 21:04 | link | commenti (28)
nonsense, ordinary life


giovedì, 31 gennaio 2008

Come sopravvivere agli addii

Funziona che esci per strada, hai voglia di chiamare qualcuno e l'unico numero che vorresti comporre è quello che non hai in rubrica. All'incirca funziona come per tutti i desideri e Dio solo sa quanto vorrei essere accondiscendente, facilmente accontentabile e per nulla irrequieta. Ma soffro di sindrome dell'abbandono e quando torno a casa, che fuori è buio da un pezzo e i camioncini dei panini mi fanno compagnia, mi chiedo se avrò la forza di chiudere tre anni in scatole di cartone e continuare da sola ad avere a che fare con questa città. Come se non fosse successo niente, come se non fosse vero che qui sei sempre importante ma mai indispensabile. Qui le persone sono intercambiabili come i pezzi di un rasoio scadente e quelle preziose, chissà perché, trovano sempre il modo di svignarsela. Per chi resta c'è ancora l'insensatezza di un bus sempre in anticipo e l'odore surreale di plastica e ammoniaca nei corridoi semi deserti. Oggi, però, non voglio pensarci. Mi piacerebbe fare le parole crociate da mia nonna e sentire i soliti discorsi inutili fatti di badanti, nozze di riparazione, cugini scemi e zie invidiose. E invece sto qui, a sperare che distanza non significhi separazione. A pensare e pazienza se nessuno può capire che ogni tanto si può volere bene, e un po' morire.
partorito dalla mente perversa di mimidef alle 01:19 | link | commenti (37)
cuore, nonsense, milan, giornalismo, palermo, distanza


sabato, 12 gennaio 2008

Avere i capelli corti e portarli con grazia

Mi piacerebbe parlarti, ora che sai che non puoi avermi. Non lo faccio per qualche assurdo motivo legato al pudore o al senso di colpa, chissà, ma mi basta sedermi e guardare in silenzio il tuo nome luminoso che appare sullo schermo del pc. Le novità sono queste: ho tagliato i capelli e mandato alle ortiche tutto il resto. Sotto il letto ho chili di polvere da spazzare, se mi giro trovo libri da studiare e impegni da onorare. E invece sto qui a scrivere e a pensare cose stupide come un pamphlet su "avere i capelli corti e portarli con grazia". Tutta la pioggia del mondo sta cadendo fuori dalla mia finestra e non ho molto altro da dire. Mi piacerebbe passarti un po' di musica, come facevamo un tempo, o guardarti suonare e stare in silenzio sotto il piumone. Non c'è niente di romantico in tutto questo. Siamo gente irrisolta, che ci vuoi fare?
partorito dalla mente perversa di mimidef alle 21:15 | link | commenti (14)
nonsense


sabato, 05 gennaio 2008

Malpensa

Ragionavo di niente, più o meno come si fa quando si aspetta l'autobus la sera. Ogni tanto buttavo l'occhio sull'enorme cartellone Versace sopra la mia testa: Patrick Dempsey, fintamente spettinato, mi faceva sperare in un mondo migliore, nel quale gli aerei non ritardano e la neve non cade invano. Ogni tanto scivolavo in un sonno scomodo e mi abbandonavo a sogni brevi e sconnessi. Lì dentro me ne andavo senza averti conosciuto e qualcuno (forse io stessa) cadeva per terra coprendosi la faccia con le mani. Mi svegliavo digrignando i denti, sistemavo i piedi sopra la valigia e ricominciavo ad aspettare.
partorito dalla mente perversa di mimidef alle 21:05 | link | commenti (18)
nonsense, milan, ordinary life, neve, snow


martedì, 06 novembre 2007

In giorni come questo

In giorni come questo, fatti di un unico grande pomeriggio buio, avrei voglia di parlare con qualcuno. Dirgli e va bene ho sbagliato, e ora come si fa a tornare indietro? Non so, l'aria è leggera e fresca. Fumo di nascosto dietro la tenda della mia stanza e immagino la ragazza dai capelli arancioni che dice Te l'avevo detto! Ma tanto che ne sa, lei? Con quella giacca di velluto e la bicicletta e a letto col fidanzato il martedì e il giovedì. In giorni come questo sono stufa delle decisioni. Maneggio la musica come si fa con una palla di cristallo. Scelgo solo le schegge di vetro che possono ferirmi.
partorito dalla mente perversa di mimidef alle 23:13 | link | commenti (16)
cuore, nonsense


lunedì, 03 settembre 2007

Lost

Alla fine ti abbandonano sempre. Un giorno ti svegli e le ciabatte non sono al solito posto: sul pavimento, davanti al letto. A pranzo spingi il tuo vassoio sui binari della mensa e cerchi un posto in cui mangiare sola non sia visto come un fallimento sociale. Perché alla fine ti abbandonano sempre. Inutile cercare biglietti di spiegazione e foglie ingiallite tra le pagine di un libro che avevi prestato. E se rivendichi la tua autonomia risulti ridicola, perché tanto poi c'è lo specchio che ti smaschera. Ridergli in faccia può sembrare alienante, come guardare lo stesso telefilm per ore senza neanche la pausa pipì. Mangiare biscotti alle nove di sera e poi niente fino al mattino, quando ti alzerai e andrai a piedi nudi in bagno a ridere ancora davanti allo specchio, davanti a un cliché.
partorito dalla mente perversa di mimidef alle 14:38 | link | commenti (6)
nonsense


domenica, 01 aprile 2007

Sunday

Tra le cose che lasciano così, come svenute in mezzo alla stanza, c'è l'incapacità di rendere la domenica un giorno sensato. Non so come è cominciata questa storia del trucco, so solo che alle sette di sera mi sono ritrovata con gli occhi cerchiati di nero, come un panda triste, e i capelli fonati a spettinarmi le idee.
Ho dormito fino a non poterne più, oggi, e intorno alle cinque credo di essermi svegliata per i miei stessi singhiozzi. Chiamavo mamma! avvolta nel lenzuolo e piangevo perché senza gatto ero destinata alla depressione. Quella da medicinali e inedia, per intenderci. Poi è arrivato lo zio Gianfry con lo stetoscopio e la luce in fronte dichiarando solennemente che no! così non si può andare avanti e che il felino va sostituito, magari con uno più peloso e coreografico. Poi mi sono alzata e sotto la doccia ho cantato le fontane di berlucchi, le cascate di garofani senza troppo buonumore, però.
partorito dalla mente perversa di mimidef alle 21:17 | link | commenti (4)
nonsense, ordinary life


martedì, 30 gennaio 2007

Storiona

Qualcosa mi dice che l'inchiesta che sto preparando sul caviale lombardo farà cadere molte teste. Gli storioni, poi, che animali deliziosi! Mi sarei volentieri immersa nelle calde acque del bresciano per abbracciarne qualcuno, se non avessi poi scoperto la loro ostilità verso il genere umano tutto.

Sospiro, accendo una sigaretta, mi ricordo che non fumo, detto a una segretaria immaginaria i primi capitoli della colossale "Storia dello Storione", mi sveglio e

Adesso che ho nuova musica da tapis roulant e il cielo di Milano tende inconfondibilmente all'azzurro, potrei anche pensare di riesumare la bicicletta. Se solo sapessi che fine abbia fatto.

partorito dalla mente perversa di mimidef alle 10:16 | link | commenti (29)
nonsense, sdrammatizziamo


lunedì, 20 novembre 2006

Diamantina Spathis!

Il giorno in cui scopro che la tecnologia mi è amica, acquisto legalmente mp3 da iTunes, mi sollazzo sulle note del nuovo sublime album di Damien Rice (acquistato a ben nove euri e novanta sents, da addebitarsi nella categoria “cose strane” dell’estratto conto del riverito padre, insieme alla  bolletta di Skype e al costo delle ormai obsolete porno chat con cui sono solita trascorrere i tranquilli pomeriggi d’estate), ecco, in questo fausto giorno capita che litighi con mozilla firefox e che questa simpatica volpina mandi affanculo me e i miei adorati segnalibri, feed aggregator e  torbide cronologie. E mentre attendo che l’antivirus mi dia delle risposte (esso nel frattempo boicotta ogni mio tentativo di creatività melodrammatica che tanto piace ai miei affezionati fans, tra i quali ricordiamo l’attrice Gegia e il presidente Mubarak, ehi ciao Hosni!) mi ricordo che sono a dieta e la mia alimentazione a base di foglie di lattuga irrorata di aceto balsamico e tracce di bresaola mi vieta di ricorrere all’alcol come extrema ratio. La mente volge allora al ricordo di domenica, al pranzo familiare durante il quale io e la mia dissoluta sorella siamo state in grado di ubriacarci di sciampagn al cospetto della vociante, e incurante, parentela tutta. “Diamantina Spathis!”, urlò a un tratto il presidente, e noi tutti in silenzio estatico restammo, trattenendo le risa con le labbra sporche di pescespada e melanzane. Diamantina Spathis, altro che Enrichetta Blondel. Vuoi mettere la greca procace con una che riesce financo a perdersi in chiesa? Foscolo non avrebbe potuto avere madre migliore. E l’antivirus, nel frattempo, tace.

partorito dalla mente perversa di mimidef alle 23:48 | link | commenti (14)
nonsense





Cialtronerie in salsa neo romantica