|
SguardoVerde
|
|
martedì, 26 febbraio 2008 Qualcosa che ho letto diceva più o meno che le persone che se ne vanno contano sempre più di quelle che restano. E quando leggo qualcosa che mi fa sentire colpevole cerco subito di correre ai ripari. Come per gli articoli sulle diete o i manuali di buone maniere: dopo averli sfogliati vado di corsa in palestra cercando di tagliare una bistecca sul tapis roulant, ma senza sollevare i gomiti e ignorando chi starnutisce perché non si dice "salute". Insomma, da queste parti siamo in vena di cambiamenti. Ho un paio di occhiali da sole giganti e rossi e scritte stupide sull'agenda, e forse anche corsi di cucina e teglie imburrate e da buttare. Ho gli amici, quelli stupidi che mi chiamano in mille modi diversi e mi prendono in giro perché quando mi sveglio non mi va di parlare con nessuno. Quelli che sono sempre gli stessi, che forse sono partiti ma, è vero, non sono perduti.
partorito dalla mente perversa di mimidef
alle 21:59 |
link |
commenti (20)
cuore, palestra, distanza, sdrammatizziamo giovedì, 31 gennaio 2008 Funziona che esci per strada, hai voglia di chiamare qualcuno e l'unico numero che vorresti comporre è quello che non hai in rubrica. All'incirca funziona come per tutti i desideri e Dio solo sa quanto vorrei essere accondiscendente, facilmente accontentabile e per nulla irrequieta. Ma soffro di sindrome dell'abbandono e quando torno a casa, che fuori è buio da un pezzo e i camioncini dei panini mi fanno compagnia, mi chiedo se avrò la forza di chiudere tre anni in scatole di cartone e continuare da sola ad avere a che fare con questa città. Come se non fosse successo niente, come se non fosse vero che qui sei sempre importante ma mai indispensabile. Qui le persone sono intercambiabili come i pezzi di un rasoio scadente e quelle preziose, chissà perché, trovano sempre il modo di svignarsela. Per chi resta c'è ancora l'insensatezza di un bus sempre in anticipo e l'odore surreale di plastica e ammoniaca nei corridoi semi deserti. Oggi, però, non voglio pensarci. Mi piacerebbe fare le parole crociate da mia nonna e sentire i soliti discorsi inutili fatti di badanti, nozze di riparazione, cugini scemi e zie invidiose. E invece sto qui, a sperare che distanza non significhi separazione. A pensare e pazienza se nessuno può capire che ogni tanto si può volere bene, e un po' morire.
partorito dalla mente perversa di mimidef
alle 01:19 |
link |
commenti (37)
cuore, nonsense, milan, giornalismo, palermo, distanza mercoledì, 02 maggio 2007 In mezzo a tutto c'è il giallo immenso dei campi di fiori. Anche dall'aereo in volo - e ho obbedito a un consiglio di cento anni fa, scegliendo il posto vicino al finestrino - i rettangoli brillavano in mezzo al verde. Poi le alpi imbiancate, poi più niente. E gli occhi foderati tornavano a piazze troppo grandi da abbracciarle tutte con lo sguardo, a carillon impacchettati e alla birra scura delle migliori occasioni. Tra l'inizio e la fine, tra viaggi di notte e prati verdi per prenderci il sole, anche sospiri tristi o forse solo struggenti, e una sensazione di inadeguatezza di quelle che tu non puoi capire. E nel silenzio delle conversazioni o nell'attesa di un autobus troppo puntuale ripensavo a un'intervista di Vinicio, a lui che dice la sofferenza più grande è la separazione. Che il dolore viene provocato da una frattura, dalla non coincidenza di qualcosa. Che è una ferita che resta aperta, e che guarisce solo col riposo. Ma allora, potete starne certi, quella dannata distanza si colmerà.
|
Cialtronerie in salsa neo romantica |