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SguardoVerde

domenica, 08 giugno 2008

Come eravamo

Si finisce sempre per piangerci sopra. Anche se hai letto l'avvertimento "contiene solfiti" e conosci a memoria la canzone. Il vino ha tredici gradi e la mente incolla in una sola tutte le facce che mi hanno fatto disperare. Ha un che di patetico, questo guardare vecchi film su una poltrona sfondata mentre il mondo fuori piove tutte le sue gocce, mentre l'etichetta col drago e quelle strane iniziali mi si appannano davanti agli occhi. Robert Redford è solo un altro uomo codardo come ce ne sono tanti, ma è molto più bello della media. Alla fine del film  c'è Barbra Streisand che ha rinunciato alla messinpiega ma non agli ideali, e io che mi sporco le guance di mascara.

(Qui una colta citazione.)


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cuore, film, ordinary life


martedì, 13 maggio 2008

Il poeta è un fingitore

Quando mi chiedono che cosa ci ho capito mi verrebbe da prenderli a schiaffi. Di sospirargli in faccia tutto il mio sconforto, che è fatto di un dolore freddo e composto. Camminavo per la Baixa con gli occhi intorpiditi dal sonno, contavo le pietre sotto le scarpe di gomma e sentivo di averti perso per sempre. Salendo a piedi per una delle sette colline, schivando i tram che passavano veloci col loro carico di turisti e borseggiatori, sedendomi con le gambe incrociate sotto un tetto di bouganiville o fotografando l'orizzonte oltre il Tago. Con i polpacci stanchi, appoggiata alla pensilina del tram, guardavo i pensionati appena scesi dalla nave da crociera, disposti in una fila ordinata per comprare i Pasteis de Belèm. Dentro la Sé, dopo aver acceso una candela bruciandomi un poco le dita, trattenevo il respiro per non fare rumore lì dove il cane di pietra scalda in eterno i piedi del suo padrone. E fuori dal Mosteiro, pieno di vecchie spagnole coi fazzoletti in testa, cantavo in faccia al vento e alla pioggia quella canzone che tanto poi bevevi troppo Braulio e, anche se ti piaceva, finivi sempre per stonare.
Homesick. Because I no longer know. Where home is.
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cuore, lisboa


martedì, 26 febbraio 2008

Partiti, perduti

Qualcosa che ho letto diceva più o meno che le persone che se ne vanno contano sempre più di quelle che restano. E quando leggo qualcosa che mi fa sentire colpevole cerco subito di correre ai ripari. Come per gli articoli sulle diete o i manuali di buone maniere: dopo averli sfogliati vado di corsa in palestra cercando di tagliare una bistecca sul tapis roulant, ma senza sollevare i gomiti e ignorando chi starnutisce perché non si dice "salute". Insomma, da queste parti siamo in vena di cambiamenti. Ho un paio di occhiali da sole giganti e rossi e scritte stupide sull'agenda, e forse anche corsi di cucina e teglie imburrate e da buttare. Ho gli amici, quelli stupidi che mi chiamano in mille modi diversi e mi prendono in giro perché quando mi sveglio non mi va di parlare con nessuno. Quelli che sono sempre gli stessi, che forse sono partiti ma, è vero, non sono perduti.

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cuore, palestra, distanza, sdrammatizziamo


giovedì, 31 gennaio 2008

Come sopravvivere agli addii

Funziona che esci per strada, hai voglia di chiamare qualcuno e l'unico numero che vorresti comporre è quello che non hai in rubrica. All'incirca funziona come per tutti i desideri e Dio solo sa quanto vorrei essere accondiscendente, facilmente accontentabile e per nulla irrequieta. Ma soffro di sindrome dell'abbandono e quando torno a casa, che fuori è buio da un pezzo e i camioncini dei panini mi fanno compagnia, mi chiedo se avrò la forza di chiudere tre anni in scatole di cartone e continuare da sola ad avere a che fare con questa città. Come se non fosse successo niente, come se non fosse vero che qui sei sempre importante ma mai indispensabile. Qui le persone sono intercambiabili come i pezzi di un rasoio scadente e quelle preziose, chissà perché, trovano sempre il modo di svignarsela. Per chi resta c'è ancora l'insensatezza di un bus sempre in anticipo e l'odore surreale di plastica e ammoniaca nei corridoi semi deserti. Oggi, però, non voglio pensarci. Mi piacerebbe fare le parole crociate da mia nonna e sentire i soliti discorsi inutili fatti di badanti, nozze di riparazione, cugini scemi e zie invidiose. E invece sto qui, a sperare che distanza non significhi separazione. A pensare e pazienza se nessuno può capire che ogni tanto si può volere bene, e un po' morire.
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cuore, nonsense, milan, giornalismo, palermo, distanza


martedì, 18 dicembre 2007

Lascialo andare

I libri sono grandi catalizzatori d'amore. Capisci di amare qualcuno se passi metà del tuo tempo a pensare ai libri che vorresti regalargli. D'altra parte, capisci di amare un libro se passi metà del tuo tempo a pensare a chi vorresti regalarlo. Capisci che la persona che ami non merita d'essere amata quando non condivide la tua più grande passione letteraria. O quando ti regala un romanzo che non ha mai neppure sfogliato. A me piace litigare per difendere i libri che amo o per denigrare autori che detesto. Mi piace raddrizzare i volumi negli scaffali delle librerie e riconoscere i miei simili in coda alla cassa. E, più di ogni altra cosa, mi piace sentirmi stupida di fronte alla potenza narrativa di uno scrittore: lasciare che mi accompagni in posti sconosciuti e che lo faccia in maniera ardita, assurda e inaspettata. Così, a Natale diffonderò un po' di affetto in giro regalando alcune delle mie più grandi infatuazioni letterarie del 2007. Perché se è vero amore, allora devi lasciarlo andare.
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cuore, libri, christmas


martedì, 11 dicembre 2007

Quando non sono altrove

Quando non sono altrove mi piace ascoltare Zapping seduta in cucina o, in alternativa,  fare pensieri sconci su David Miliband. Preferisco non chiedermi quando ho cominciato a non sentire nulla. Perché, contrariamente a quanto pensi molta gente, provare qualcosa è infinitamente meglio che non provare niente. Conosco persone che non fanno altro che cercare rassicurazioni dalla vita. Per mia fortuna, conosco anche persone che trovano ragione d'esistere solo nelle complicazioni. E conosco il disamore, la nostalgia di leggere frasi senza senso scritte dietro ai biglietti dell'autobus e, tra le altre cose, anche la paura di sparire senza avere molto altro da dire.
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cuore


martedì, 06 novembre 2007

In giorni come questo

In giorni come questo, fatti di un unico grande pomeriggio buio, avrei voglia di parlare con qualcuno. Dirgli e va bene ho sbagliato, e ora come si fa a tornare indietro? Non so, l'aria è leggera e fresca. Fumo di nascosto dietro la tenda della mia stanza e immagino la ragazza dai capelli arancioni che dice Te l'avevo detto! Ma tanto che ne sa, lei? Con quella giacca di velluto e la bicicletta e a letto col fidanzato il martedì e il giovedì. In giorni come questo sono stufa delle decisioni. Maneggio la musica come si fa con una palla di cristallo. Scelgo solo le schegge di vetro che possono ferirmi.
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cuore, nonsense


mercoledì, 13 giugno 2007

Inaspettatamente

Può sembrare ingenuo ma non so, davvero non so quando sia cominciata questa paura di dare un nome alle cose. So invece che in questa scaramanzia dei sentimenti, che affligge in forma più o meno grave tutte le persone che conosco, è regola fondamentale non dare nulla per scontato. Qui, dove la vita scorre quasi sempre allo stesso modo, mi trovo inaspettatamente a dare un giusto peso alle cose. Ai silenzi. Ai viaggi in macchina mentre dormi o fai solo finta e ti senti a casa, fosse anche perché non hai alcun bisogno di scappare.
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cuore, palermo


domenica, 20 maggio 2007

Tempi moderni

Che cos'è quest'ansia di scoprire come andrà a finire? La vita non è un giallo da cui sbirciare l'ultima pagina. A mia discolpa posso dire che, nonostante le peggiori previsioni, la campanella finale è suonata senza spargimenti di lacrime. Aveva ragione quello che, due anni fa, mi disse che mi sarebbe tornato utile dilazionare il problema di ventiquattro mesi? Ma poi perché porsi domande irrisolvibili? Meglio dedicarsi alla maratona di bagagli. Fare e disfare e cercare l'ordine nell'entropia. Richiudo dentro buste trasparenti giorni di fuga sotto forma di biancheria pulita. Ogni tanto mi fermo e sorrido, penso che la vita, questo sì, è una dannata questione di tempismo. Che sarei dovuta nascere molto prima, o appena dopo. Che avrei dovuto cercarti appena in tempo per non permetterti di mischiarti al resto e seminarmi.
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cuore, giornalismo, ordinary life


mercoledì, 02 maggio 2007

In mezzo

In mezzo a tutto c'è il giallo immenso dei campi di fiori. Anche dall'aereo in volo - e ho obbedito a un consiglio di cento anni fa, scegliendo il posto vicino al finestrino - i rettangoli brillavano in mezzo al verde. Poi le alpi imbiancate, poi più niente. E gli occhi foderati tornavano a piazze troppo grandi da abbracciarle tutte con lo sguardo, a carillon impacchettati e alla birra scura delle migliori occasioni. Tra l'inizio e la fine, tra viaggi di notte e prati verdi per prenderci il sole, anche sospiri tristi o forse solo struggenti, e una sensazione di inadeguatezza di quelle che tu non puoi capire. E nel silenzio delle conversazioni o nell'attesa di un autobus troppo puntuale ripensavo a un'intervista di Vinicio, a lui che dice la sofferenza più grande è la separazione. Che il dolore viene provocato da una frattura, dalla non coincidenza di qualcosa. Che è una ferita che resta aperta, e che guarisce solo col riposo. Ma allora, potete starne certi, quella dannata distanza si colmerà.
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cuore, distanza, germany


martedì, 03 aprile 2007

Cronache di fine scuola

Tremano i polsi, tremano, solo davanti alle immagini di un campione di nuoto appena medagliato. Le pagine del giornale girano tra le mie mani sempre più rapidamente. E non ci si stupisce più di nulla. Litigo con estrema facilità, provo un piacere più che sottile nell’immusonirmi, mandare bigliettini sarcastici e individuare colpevoli anche quando non ce ne sono. Ogni tanto porgo le mie scuse, ma più spesso ne ricevo. E allora divengo placida e magnanima, dispenso consigli non richiesti e senza pudore canto, chiusa nella cabina di registrazione della radio, con le cuffie e il microfono inclinato. I pantaloni mi stanno larghi sulle gambe e quando mi alzo devo tirarli su con un gesto da imbranata. Mi piace stare al telefono nella stanza delle fotocopie e parlare come se niente fosse mai successo. Di ritorno dal pranzo mescolo acqua calda e fredda dalla boccia in corridoio e bevo due bicchieri di seguito, in attesa che qualcuno mi importuni. Qui dentro ho smesso di pensare a me nei termini che prima ritenevo giusti. E, se vuoi ancora saperlo, è così che mi sento oggi. Inutile, ma non ancora perduta.

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cuore, giornalismo, ordinary life


domenica, 14 gennaio 2007

Neve dentro

Mi chiedevo che fine avesse fatto la neve, e mentre bevevo birra senza guanti ti sbirciavo da dietro il bavero del cappotto. I sogni sono un'altra cosa. Credo di averlo detto o forse l'ho solo pensato ad alta voce, perché comunque mi hai guardato di traverso ed è stato lì che ho cominciato a grondare spiegazioni. Nei sogni la gente torna sempre, ti guarda con occhi divertiti e dice che "è ridicolo, non puoi averci creduto sul serio". Nei sogni la gente torna sempre e non ha bisogno di bussare. In tasca ha le chiavi di riserva e non ha paura di te che guardi fuori dalla finestra, della neve che comincia a cadere e del fatto che alla fine non c'è nessun altro posto dove andare.
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cuore, milan, neve, snow


lunedì, 08 gennaio 2007

Cambio di programma

Il tavolino traballa e il fungo riscalda l’aria tiepida di domenica. L’aperitivo qui non è buono ma mangiamo ugualmente le tartine, aprendole a metà per esaminare distrattamente il contenuto. Qualcuno parla e la sua voce sembra provenire dal fondo del boccale di birra. E quel che dice ha un senso, anche se tra le sue parole non ci sono giornali ma barche a vela e catamarani e agriturismi che non vanno più di moda. Dico che potrei occuparmi della cambusa, e assicuro che il non saper cucinare è un dato irrilevante se si possiede la rara dote di reggere il mare grosso anche dentro una cabina minuscola.

Oppure riprenderò a studiare l’inglese, diventerò brava come quando avevo quattordici anni e sapevo a memoria Cast No Shadow. Prenderò un aereo e sarò troppo impegnata a bere caffé con latte condensato per pensare di poter tornare qui.

E poi ricomincio da quel che avevo in sospeso. Perdo entrambi gli autobus, ma i semafori sono tutti verdi e al mio arrivo l’ascensore è al piano. Alzo il volume della musica e mi accorgo che non ce la faccio a guardarmi allo specchio mentre mi chiedo se quel che faccio valga davvero la pena.
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cuore, vita da stragista


venerdì, 24 novembre 2006

Off-On

E forse si arriva a un punto nel quale non si sente più niente. Per quanto ci si sforzi. Si cercano rassicurazioni nelle parole di circostanza e maglioni troppo larghi dentro ai quali annegare. Nei sogni la stessa faccia continua a visitarmi, quasi ogni notte, insieme a tutto ciò che di irrisolto c'è nella mia vita. Ma l'ho già dimenticata quando il caffè fa per uscire fuori dalla moka. Ho tolto il sapore alla mia vita, forse perché rischio l'ipertensione e il medico mi ha tagliato i viveri, o forse perchè il Mercato va a ramengo e fa di tutto per insegnarci la triste arte dell'accontentarsi.

E forse si arriva a un punto nel quale non ci si può permettere di lasciarsi andare. Per quanto ci si sforzi. Si cerca un senso nell'ironia sfacciata di un impostore e pomeriggi abbastanza lunghi per correre e pedalare. Ci sono troppe cose irrisolte nella mia vita perché io possa far loro spazio solo durante il sonno. E così imparo a conviverci; a riconoscere il dolore del cuore nel petto quando un ricordo annacquato prende sostanza; a lasciar spazio all'inaspettato e, per una volta, a non fargli troppe domande. 
Da vicino nessuno è normale
"De près, personne n’est normal" © Uliano Lucas
Trieste 1988, Al bar II posto delle fragole
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cuore


domenica, 29 gennaio 2006

Come la neve (breve post melò)

La cosa più triste della neve cittadina è che si scioglie in fretta. Le bastano poche gocce di pioggia, un paio di gradi in più e qualche manciata di sale grosso sparso bene. E così, tanto per fare un paragone di quelli melensi che mi piacciono tanto, anche il mio cuore è pieno di grandi illusioni che stanno per sciogliersi.
                                                                                           Neve al parco

partorito dalla mente perversa di mimidef alle 11:56 | link | commenti (20)
cuore, milan, neve, snow





Cialtronerie in salsa neo romantica