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SguardoVerde

domenica, 18 maggio 2008

Vino rosso e granita di gelsi

Se sapessi in quale scatolone sia finito il cavatappi, ecco, ora aprirei la bottiglia di rosso nascosta in cucina. Poi scriverei una di quelle lettere prive di giri di parole che sarei così sbronza da inviare, con tanto di firma. Sarebbe di consolazione per le amiche che soffrono di un dolore senza soluzione. Sarebbe di scherno per gli amici che si prendono troppo sul serio. Sarebbe di rimprovero per quelli che mi hanno lasciato andare via, e di ringraziamento per quelli che mi hanno accolto. In questa lettera qualunquista e surreale ci sarebbe posto anche per il principe di Salina. E' lui che, in giorni piovosi e claustrofobici come quelli appena passati, ritorna a popolare i miei sogni. Prima che siano le sette e un quarto (e che il bambino che abita al piano di sopra mi svegli urlando o giocando a palla sulla mia testa) noi mangiamo insieme una granita di gelsi a Mondello, in silenzio e senza macchiarci.
partorito dalla mente perversa di mimidef alle 20:14 | link | commenti (10)
casa, nonsense, sogni, milan, palermo, sdrammatizziamo, trasloco


giovedì, 15 maggio 2008

Cena per uno

Mezza vaschetta di gelato dulce de leche per capire che l'etichetta "gusto dell'anno" è stata apposta con ragione dagli esperti marketing della Algida. Una decina di asparagi bolliti per provare che i fornelli di Renzo Piano servono anche a cucinare. Un vasetto di activia avena e noci per darsi un tono guardando Lost. E fortuna che domani inizio ufficialmente il mio allenamento per la mezza maratona.
partorito dalla mente perversa di mimidef alle 23:35 | link | commenti (8)
casa, trash, milan, primavera, ordinary life, palestra, sdrammatizziamo


lunedì, 05 maggio 2008

Vernice bianca

Mi sono rassegnata a ignorare il persistente odore di vernice che avvolge la mia vita da quando mi sono trasferita. Che la gente entra e dice sempre "che buon odore di nuovo!", ma io lo so che prima o poi quegli effluvi mi uccideranno. Spero solo che accada nel sonno, mentre mi rotolo convulsamente nel materasso a molle insacchettate che mi è costato uno stipendio, e spero solo che, a decesso avvenuto, nei siti d'informazione non pubblichino foto in cui ho il doppiomento o imbarazzanti abiti di carnevale. Mi sono rassegnata, dicevo, e nell'attesa leggo giornali d'arredamento e passo i pomeriggi di vacanza ad asciugare bicchieri. Uno pensa che il segreto dell'equilibrio stia in una scatola di antidepressivi. E invece no: basta asciugare i bicchieri. A volte anche le posate, ché i residui di calcare sono una fonte d'ansia non trascurabile, e quando hai finito puoi sempre studiare i manuali d'uso degli elettrodomestici - rigorosamente classe A - e cambiare la disposizione delle mutande nei cassetti. Ogni tanto mi fermo e, nel silenzio raggelante di tutto questo bianco, mi metto a ridere. Non c'è niente di mio nell'ordine nevrotico della cucina o nella disposizione rigorosa delle magliette nei cassetti. Io sono altrove. Negli scatoloni mezzo ammuffiti in cui ho rinchiuso i miei libri in attesa di dimora, nelle lettere sgualcite e mai spedite, in quelle fotografie in bianco e nero nascoste chissà dove.
partorito dalla mente perversa di mimidef alle 21:00 | link | commenti (16)
casa, ordinary life, sdrammatizziamo, trasloco


giovedì, 24 aprile 2008

Nei segni sui muri

Se c'è qualcosa di poetico nelle parole "subentro" e "fornitura" ed "elettrica" me lo sono perso chissà dove, tra un mestolo arrugginito e delle presine macchiate di sugo. Perché, checché ne credano gli inguaribili ottimisti di cui amo circondarmi, nel cambiar casa non c'è niente di entusiastico. L'entusiasmo, quello arriva dopo. Arriva con i plaid consumati dentro i quali avvolgersi e con il portiere che azzecca la casella giusta dove impostarti le lettere. Avviene con la consuetudine e i piccoli sfizi che portano il tuo nome. Ma chi ha abbandonato una casa che ha molto amato lo sa: separarsene è come perdere un affetto. In quella che sarà presto la mia ex dimora i muri spogli portano addosso i segni dei quadri ormai partiti e un senso di tristezza che non ce n'è. La casa piano piano sta tornando brutta com'era quando l'abbiamo presa. E io mi guardo andare via da sola e senza troppa convinzione.
partorito dalla mente perversa di mimidef alle 23:29 | link | commenti (17)
casa, ordinary life, trasloco


giovedì, 10 aprile 2008

Sposerò un traslocator

Una vorrebbe aver fatto meglio i suoi calcoli, vorrebbe averci capito qualcosa di espressioni ed equazioni e algebra quando aveva il maldipancia il lunedì, ché c'era matematica alla prima ora. Perché poi finisce che una si costruisce una vita, legge dei libri e fa delle scelte. Tra queste, la più ferale: vuole circondarsi d'uomini pieni d'acume e intelligenza. Cosa importa degli addominali se hai letto tutto Proust? Che me frega della forza bruta se sei un fanatico del cinema d'essai? E allora via, a inseguire occhialuti intellettuali sciantosi radicalscic registi in erba ricercatori sfasciati giuristi pentiti scrittori mai pubblicati. E' che poi la vita, inevitabilmente, ti porta davanti ad altre domande. Tipo, cosa farsene dell'acume quando fuori piove e dentro ci sono scatoloni da trasportare o da riempire con padelle e bicchieri incartati uno a uno? Cosa resta dell'intelligenza quando ti trovi a dover scegliere tra venti modelli di rubinetti da lavello, cinque diverse assi del cesso, quarantacinque sfumature di colore per un pensile ignudo? Ecco che, tutto a un tratto, una vorrebbe aver sposato un traslocatore. Ma non è mai troppo tardi per porre rimedio ai propri errori di gioventù. E, in attesa di essere salvata dal camionista della porta accanto, mi delizio guardando la sua versione vip.

 

partorito dalla mente perversa di mimidef alle 12:31 | link | commenti (23)
casa, trash, ordinary life, sdrammatizziamo, trasloco





Cialtronerie in salsa neo romantica