|
SguardoVerde
|
|
giovedì, 24 aprile 2008 Se c'è qualcosa di poetico nelle parole "subentro" e "fornitura" ed "elettrica" me lo sono perso chissà dove, tra un mestolo arrugginito e delle presine macchiate di sugo. Perché, checché ne credano gli inguaribili ottimisti di cui amo circondarmi, nel cambiar casa non c'è niente di entusiastico. L'entusiasmo, quello arriva dopo. Arriva con i plaid consumati dentro i quali avvolgersi e con il portiere che azzecca la casella giusta dove impostarti le lettere. Avviene con la consuetudine e i piccoli sfizi che portano il tuo nome. Ma chi ha abbandonato una casa che ha molto amato lo sa: separarsene è come perdere un affetto. In quella che sarà presto la mia ex dimora i muri spogli portano addosso i segni dei quadri ormai partiti e un senso di tristezza che non ce n'è. La casa piano piano sta tornando brutta com'era quando l'abbiamo presa. E io mi guardo andare via da sola e senza troppa convinzione.
partorito dalla mente perversa di mimidef
alle 23:29 |
link |
commenti (17)
casa, ordinary life, trasloco |
Cialtronerie in salsa neo romantica |