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SguardoVerde

sabato, 20 giugno 2009

22:36

Sul comodino lascerò la sveglia comprata all'Ikea, quella che non ha mai davvero funzionato e che adesso segna perennemente le 22.36. Mi guarderò un po' attorno e mi chiederò: in che cosa ho sbagliato? Forse nel lasciare intatte, nella borsa dei trucchi, le compresse di Tavor bianche come quelle che prendeva mia nonna. Lei mi manca quando diventa del tutto inevitabile che le cose giungano a una fine. Con lei se ne è andato il senso del ritorno a casa, perché non posso più inventarmi nuovi modi per eludere le sue domande o distrarla mentre mia sorella apre la dispensa di legno scuro per tirarne fuori scatole di cioccolatini ancora sigillate. E a volte capita che ci veda un suo disegno in tutto questo. Me la trovo davanti che si pettina i capelli perché fra poco arriva la signorina della Comunione, mi prende per un braccio e dice: "Non c'è proprio niente che mi devi raccontare?".
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casa, bologna, palermo, distanza, trasloco, vita da precaria


mercoledì, 10 giugno 2009

Ricomincerei a fotografare fili d'erba

Poi vorrei mettere a tacere i fantasmi. A costo di bere infiniti spritz annacquati nel prosecco scadente, ti chiederei di accompagnarmi verso una di quelle fermate dove gli autobus si fermano solo se ti metti a sbracciare sul ciglio della strada. Insomma, accompagnarmi via, lontano da loro. E tu ci riusciresti, spiazzando i fantasmi con battute di cattivo gusto o forse seminandoli arrancando sui pedali arrugginiti della bici. A quel punto saremmo salvi, e scappare non avrebbe più alcun senso.
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lunedì, 08 giugno 2009

Nostalgia preventiva

Diventa necessario richiamare le più banali norme di sicurezza. Allacciare le cinture, spegnere il cervello e incantarsi davanti a uno schermo sporco di ditate e polvere e briciole di fette biscottate. Il motivo mi è ignoto, ma è accattivante appiccicare tra loro quelle figure geometriche colorate. Forse perché si incastrano con meno sforzi di quanto non facciano le persone. Che, se vogliamo essere sinceri, si limitano a sfiorarsi le braccia nude facendo lo slalom tra i cassonetti, per poi allontanarsi facendo finta di niente.  Di niente. Se è vero che le parole sono importanti, allora oggi diventa naturale smettere di dare un nome alle cose. Ci si sente improvvisamente intercambiabili, si fa finta di esserlo. Nel frattempo, le più drammatiche tra noi mandano in mille pezzi, piccoli e taglienti, quel che resta del muscolo cardiaco. E ingrassano nell'attesa di capire se questo è quanto, oppure il meglio deve ancora venire.
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cuore, nonsense, bologna


giovedì, 21 maggio 2009

Quello che hai è quello che ti serve. Quello che ti serve non è quello che vuoi. Quello che vuoi, però, non lo devi dimenticare.
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venerdì, 24 aprile 2009

Fugge chi vince

Mi dicono: "Fuggi!". E io fuggo. Bene, a inseguirmi c'è solo uno stuolo di cani randagi, un autobus scassato e un tizio in bicicletta che ha perso le chiavi da qualche parte sul marciapiede. Io fuggo. Ostento noncuranza e, nel frattempo, escogito modi innovativi per avere sempre la battuta pronta e non ritrovarmi mai con le calze smagliate. Io fuggo. Indosso la gonna, capito? la gonna. Mi trucco gli occhi di nero e dimentico gli occhiali da miope in borsa. Potrei essere la persona più felice della città se non perdessi tutto questo tempo a scappare. E poi, a che pro se ho già dimenticato tutto? Ogni tanto, è vero, affiorano dettagli: le mani dalle unghie cortissime, il cartellone pubblicitario con la vernice scrostata, un tizio col cappuccio che ci passa accanto così vicino che sembra volerci derubare ma poi va via, senza neanche guardare.
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mercoledì, 15 aprile 2009

Post scriptum

Così, ogni tanto mi capita di scrivere. Non scrivo più molto, non scrivo quasi per niente. Mi mancano le vecchie email lunghe quasi quaranta righe. Mi manca scriverle e mi manca leggerle, le icone con le buste chiuse da schiacciarci sopra il pulsante del mouse con impazienza. Ora i caratteri si sono ristretti: non ho più tempo né spazio per comunicare stati d'animo passeggeri, pensieri privi di senso o immaginifici incontri e sogni grondanti noia e aspettative. Non scrivo più, realmente. Aggiorno status. Esprimo soddisfazione. Invio messaggini, avendo cura di non oltrepassare i caratteri necessari per comporne uno e uno soltanto. Disegno i contorni di questa solitudine che, a guardarla in filigrana, c'è dentro ogni singolo istante in cui ti sei accorto ma hai fatto finta di niente. Hai provato a parlare ma, nonostante le buone intenzioni, dalla gola non usciva altro che sarcasmo e disapprovazione.
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lunedì, 23 marzo 2009

Diseducazione sentimentale

Non mi è mai piombato nessuno in casa all'improvviso, niente scene madri alla stazione davanti alle porte dell'intercity, fiori nascosti nelle tasche di giubbotti sdruciti. Nella mia educazione sentimentale mancano i fondamentali. Non sono mancati gli esaurimenti nervosi, per esempio, o i pianti a dirotto su una panchina scrostata e chi se ne frega della signora col cane. Gli addii struggenti davanti a una metropolitana troppo puntuale. Le notti passate a giustificare, ipotizzare e commettere imperdonabili errori di valutazione. Non ho però memoria di inseguimenti e scusa ma oggi non mi va di vederti. La dedica su un cd, ritratti seppiati, collirio a camuffare i suoi occhi arrossati.
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cuore, posta del cuore


domenica, 08 marzo 2009

Cease to begin

Potrei annoiarti per ore con quelle storie di quando eravamo bambini, ma allora annuseresti il mio disagio perché sai che è l'imbarazzo a farmi straparlare, il più delle volte. Per questo, adesso, non dico niente. Guardo fuori dal finestrino e vedo righe bianche sbiadite sull'asfalto, chiudo gli occhi mentre alzi il volume dello stereo e dentro c'è il cd che credevo di aver perso. Ci credo quando affermi, un po' scherzando e un po' no, che siamo tutti soli a intermittenza. E anche se adesso dovesse arrivare il mio turno, non te ne vorrei. O almeno non per sempre. 
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nonsense


domenica, 01 febbraio 2009

Buon compleanno

Le persone e nella pioggia niente di nuovo, niente di morbido. Pantaloni bagnati sopra l'orlo, testa coperta da un cappuccio dove ti infileresti tutta, se potessi, per nasconderti da insulse paure adolescenziali. Oggi compi abbastanza anni da essere in grado di aprire quella porta a vetri senza che nessuno debba appendersi alla maniglia per te. Sei abbastanza grande da poter tentare, incassare il successo o la sconfitta e poi riderne allo stesso modo (o quasi) davanti a un bicchiere di sostanza rossa e alcolica. Le tue gambe sono abbastanza forti da reggere il contraccolpo della delusione. E, anche se ancora non lo sai, possono sostenerti quando ti sentirai vacillare davanti a quella cosa inaspettata che gli altri chiamano felicità.
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mercoledì, 07 gennaio 2009

Ottusità

L'altro giorno ho attraversato la città in autobus con quattro gradi sotto lo zero per sentirmi dire, tra le altre cose, che il blog è morto. Non ha più senso. Finito, andato, sorpassato. Preso atto della situazione, e visto che nutro un animo vagamente junk, ho deciso di rianimare il mio.
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martedì, 09 dicembre 2008

Figurine

Ogni tanto è più buio del solito e per non cadere ti appoggi, dita e palmi, alla parete. Ogni tanto è come quelle volte che ti svegli e non hai idea del posto in cui ti trovi. E' come addormentarsi in treno e perdere la propria fermata, entrare in sala a pellicola già iniziata. Oggi è una di quelle volte. E anche se sono arrivata sana e salva a destinazione, mi sento disorientata e a tratti persa nell'incapacità di capire: sono felice oppure ho solo paura di ripartire?

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domenica, 09 novembre 2008

Biassanot

Senza pretese cammino per queste strade che non conosco e non mi sento sola. Scivolo senza far rumore nella vita degli altri e guardo da un angolo privilegiato l'umanità, varia e giovane, che affolla gli autobus guidati da autisti spregiudicati. Osservo dal finestrino di un treno sempre in ritardo Milano che si allontana, si avvicina ed è struggente nella sua nuda immobilità. E in questa terra di mezzo che io non ho scelto ma che, stranamente, ha scelto me, mi imbatto in una quiete che credevo perduta. Bevo troppo spritz con aperol e mi chiedo quali ripercussioni avrà il colorante arancione sulla mia salute. Sulla mia psiche ha lo stesso effetto rassicurante della caponata di Rosalia, che unge col suo olio tutte le viti arrugginite della mia personalità confusa. Cammino con le mani in tasca e il berretto calato sugli occhi e penso che questo potrebbe durare per sempre, ma io non proverei alcun disagio. Mi trovo in un assurdo varco spazio temporale in cui sono troppo vecchia per condividere la spensieratezza degli studenti, troppo giovane per andare a letto presto. Allora eccomi qui, a mangiare la notte come si fa quando si ha fame, il frigo è vuoto e non hai altra scelta che uscire, osare. 

Grazie a Fra
'
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bologna, milan, ordinary life, distanza


giovedì, 25 settembre 2008

Scompaio e divento pensiero insistente nella testa di qualcuno. Mi trasformo nel formicolìo del piede addormentato, la mano che spegne la sveglia al mattino. Il mio nome sa di acqua corrente che non fai in tempo a bere. Il mio volto è il marciapiede se ha appena piovuto.
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venerdì, 05 settembre 2008

Il fatto è che voleva essere, anche lei e finalmente, al centro degli eventi. Cercava un taglio di capelli appropriato e un libro dalla copertina accattivante. Lo avrebbe sfoggiato quella sera in treno, leggendolo ostentatamente davanti al pendolare occhialuto ed efebico. Non sapeva a che pensare e allora pensava a lui. Ai suoi occhi piccoli di cui non distingueva il colore. Alle sue telefonate a bassa voce e ai polsi sottili e senza orologi. Se avesse potuto, gli avrebbe raccontato dell'orrore che le trasmetteva quel treno. Di quella volta che aveva desiderato graffiare i finestrini e spezzarcisi le unghie, mentre le solite due donne sfogliavano riviste e fingevano noncuranza. C'è qualcosa in te che mi distrugge, aveva pensato una volta, che mi salva e mi confonde. E anche se non sapeva esattamente cosa fare, quel giorno le parve giusto andarsi a sedere più lontana. In un posto dove il suo taglio di capelli si sarebbe confuso con altri venti, in una massa vitale eppure silenziosa.
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fiction


martedì, 19 agosto 2008

Un po' di sana cultura pop

Non chiedetemi perché, ma capita anche a noi ragazze in carriola di sentirci molto sole. Capita quando è domenica e, dopo aver girato tre edicole e averle trovate chiuse, si torni a casa dopo venti minuti ma con una copia sfolgorante di Repubblica in mano. E nessuno a cui raccontare l'impresa. Perché, insomma, sopravvivere al ferragosto qui non è cosa facile. Anche se Milano, così sperduta e vuota, poi finisci un po' per amarla. Perché è come se riservasse proprio a te certe sue strade sconosciute, come se facesse finta di niente mentre il resto va a rotoli. Come se tutti fossero a una festa e si sono dimenticati di invitarci. Capita, dicevo, che a forza di resistere a tutto ci si senta mancare la terra sotto ai piedi. Si pianga un po', perfino, con in mano il cellulare ma senza il coraggio di chiedere aiuto. "Non ti piangere addosso!", gridava oggi mio padre da un'altra stanza, mentre ero al telefono con mia madre. Come diavolo faceva a sapere che ero intenta a praticare il mio sport preferito? Comunque. Se gli amici latitano, o sono intenti anche loro a piangersi addosso ma dall'altra parte della vostra città (e sono troppo pigri per condividere con voi tanto spleen), la cosa migliore da fare è rifugiarsi in un po' di sana cultura pop.
Niente roba da fighetti che mi piace tanto, per oggi.
Cibo: Pringles rigorosamente Originals, Becks 50 cl, zucchine discount pagate 50 cents causa bilancia fallata, robiolino doppio in offerta 1,90 cents, stelline al pomodoro che non mi vengono mai come le faceva la nonna
Musica: la struggente canzone dello spot "Comete gioielli" che ho scoperto essere una vecchia hit di Claudio Villa; qualsiasi cosa di Gino Paoli; trash estivo targato Mtv (Marrakash, Giusy, cose così)
Tivi: Olimpiadi, qualunque disciplina (non nascondo la mia infatuazione per clemente russo da marcianise e per quelli della sciabola che non sono Montano, vedi alla voce Occhiuzzi, Pastore e Tarantino).
Ma anche Gossip Girl: noi orfane di Carrie Bradshaw forse non avevamo bisogno di melense storie adolescenziali come queste, ma di un po' di Manhattan, bei vestiti e tagliente ironia forse sì.
Libro: "Second Hand", scrittura media ma storia di ciarpame strabiliante, ho desiderato intensamente riappropriarmi della scatola di Twinings arancione dove la nonna metteva i fili di cotone per cambiare i bottoni, e anche quella dove metteva i bottoni. E il vassoio nero con i fiori rossi dipinti a mano, e la confezione dei Ritz degli anni Cinquanta sempre usata per metterci il pangrattato. Ma anche"La solitudine dei numeri primi": d'accordo, non è il genere di libro che leggerei normalmente. Ma tutto è nato perché ho sognato che incontravo questo Paolo Giordano (mostruosamente il mio tipo) alla fiera del libro di Torino, lui mi firmava un romanzo sbagliato e allora nasceva un inseguimento da commedia americana con tanto di happy end e baci sotto la mole. Mi sono sentita in dovere di ricambiare tanta intimità spendendo nove euri per lui al Libraccio.
Web: A quanto pare è in voga mettere imbarazzanti foto altrui su Facebook. Che poi è un'ottima punizione per gli amici latitanti. Se ne ricordi chi ha la coda di paglia.
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libri, casa, nonsense, trash, sogni, milan, ordinary life, autocritica, sdrammatizziamo, sex and the city, vita da precaria


martedì, 05 agosto 2008

Trilogia d'agosto

Casa
Mi tolgo le scarpe, tiro fuori dal frigo il vino bianco avanzato e lo verso in un bicchiere. Non so a cosa pensare: ai quotidiani ammucchiati alla base del letto, alle email alle quali rispondere, a quelle che non sono mai arrivate. Ho ancora gli orecchini addosso quando mi infilo sotto la doccia. Guardo le gocce che cadono dalle dita, mi ricordo che devo innaffiare le piante, studio con preoccupazione la circonferenza del mio addome. Ed è improvvisamente lontano il tempo in cui pensavo a me stessa come a qualcosa per cui valesse la pena tutto questo.
Lavoro
A lavoro, oramai, si parla solo di ferie. Quando le hai fatte o quando le farai, meglio Ostuni o Vulcano? Non dimenticare la crema solare anticellulite, e pensami ogni tanto. Io, che in ferie non sono andata e non ci andrò, rispondo con voce di circostanza e fingo fatalismo: "A ottobre, chissà, e poi qui ad agosto è il paradiso!". Quando dico le bugie mi si forma una strana smorfia sul viso, ma l'interlocutore medio non se ne accorge. E la mia vita sociale è salva.
Me
Se è estate non me ne sono accorta prima di qualche giorno fa, quando ho ritrovato l'amato cruciverba di Bartezzaghi sulla Repubblica. Per il resto, potrebbe essere inverno e io potrei essere ovunque, ibernata nell'aria condizionata che esce da un bocchettone ostruito. Trattengo il respiro e spero che si consumi il più velocemente possibile: agosto, la distanza che ci divide, questo dolore che divoro senza digerire.
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cuore, casa, milan, ordinary life, distanza, vita da precaria


giovedì, 10 luglio 2008

Da un'altra parte o forse no

Noi siamo gente che la sera torna a casa e c'è ancora la lavatrice da stendere. Ci piace credere che dietro all'autobus dalle maniglie appiccicose ci sia qualcosa di più. Un libro in edizione rara, per esempio, o la discussione da caffè sulla politica estera di Teheran. Ma dietro non c'è, in effetti, nient'altro che silenzio e paura. Lo sgomento di trovarsi soli a compilare parole crociate al buio di una lampada mezza fulminata, di non riuscire più a rispondere alla domanda: "E allora, come stai?". Io sto che provo nostalgie strane e disparate, ognuna ha un sapore distinto che viene a galla solo quando non ho più nulla a cui pensare. Di buono c'è che camminando per i corridoi del palazzo di giustizia ho ricominciato a sentirmi piccola, mi è venuta di nuovo voglia del mestiere, di stare a sentire storie di cent'anni fa e fingere ogni volta grandi entusiasmi. Poi però mi perdo tra gli inderogabili impegni da onorare e, nelle pause, mi immagino in un posto in cui non servono le scarpe e i telefoni non riescono a squillare.
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milan, giornalismo, ordinary life


venerdì, 13 giugno 2008

Vuoto a rendere

Quando hai freddo e non trovi il maglione, anche se è giugno e l'anno scorso già facevi a pugni con le zanzare. Nel momento esatto in cui la serratura fa il suo scatto, e posi a terra la borsa ma le chiavi non sai mai dove metterle. Nel suo sguardo che ti attraversa e va dove tu non sei più, dove i tuoi problemi si mescolano con il rumore di fondo e quel che le interessa è sapere se anche domani pioverà. Dentro il vagone nuovo della metropolitana, quello che sa di disinfettante , mentre perdi la fermata perché cerchi l'Ipod nella sacca del calcetto. Quando spegni la luce ma sei ancora sveglio. E vorresti parlare o forse ascoltare  o magari stare solo per sempre. Dentro una pagina bianca in cui scrivi il mio nome, poi lo cancelli e ritorni a dormire.
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primavera, ordinary life


domenica, 08 giugno 2008

Come eravamo

Si finisce sempre per piangerci sopra. Anche se hai letto l'avvertimento "contiene solfiti" e conosci a memoria la canzone. Il vino ha tredici gradi e la mente incolla in una sola tutte le facce che mi hanno fatto disperare. Ha un che di patetico, questo guardare vecchi film su una poltrona sfondata mentre il mondo fuori piove tutte le sue gocce, mentre l'etichetta col drago e quelle strane iniziali mi si appannano davanti agli occhi. Robert Redford è solo un altro uomo codardo come ce ne sono tanti, ma è molto più bello della media. Alla fine del film  c'è Barbra Streisand che ha rinunciato alla messinpiega ma non agli ideali, e io che mi sporco le guance di mascara.

(Qui una colta citazione.)


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cuore, film, ordinary life


giovedì, 29 maggio 2008

Quel che resta delle single

La depressione avanza, lenta, poco prima delle nove di sera. E' l'ora in cui la redazione si svuota, resto solo io e i giornali che non ho fatto in tempo a leggere al mattino. E anche se gli occhi bruciano e lo stomaco si ribella all'ennesimo pacchetto di cracker, poco importa. Natalia Aspesi in prima pagina è sempre un buon motivo per leggere Repubblica. Se recensisce "Sex and the city", poi, è cosa da non perdere. Peccato che la soave lettura mi getti subito nello sconforto più sfacciato. Ecco alcuni stralci dell'articolo, che trovate in versione integrale qui. E meno male che a consolare le nostalgiche come me ci pensa la7.

                                     Se in Sex and the City film, le briose protagoniste non fanno più sesso o quasi, se la città, la Grande Mela con tutti i suoi miti colti e mondani, quasi non si vede, se anche loro, povere ragazze di un tempo, hanno superato i plumbei 40 anni e finalmente si accasano e devono adattarsi a vite domestiche senza più avventura e sorprese, a noi che ce ne importa più?

                                   Meglio un marito anche qualsiasi del grande amore, tutto ma non la solitudine, quanto alla vita avventurosa e brillante, se ci hanno rinunciato Carrie, Samantha, Charlotte e Miranda, perché continuare anche solo a sognarla?

partorito dalla mente perversa di mimidef alle 21:08 | link | commenti (13)
sex and the city





Cialtronerie in salsa neo romantica